29/07/2019 - Pediatria
Antonella D’Aversa

TITOLO

Il disordine alimentare pediatrico: definizione di consenso e struttura concettuale.

AUTORI

Goday PSHuh SYSilverman A, Lukens CT, Dodrill PCohen SSDelaney ALFeuling MBNoel RJGisel EKenzer AKessler DBKraus de Camargo OBrowne JPhalen JA

RIFERIMENTO BIBLIOGRAFICO

Goday PSHuh SYSilverman A, Lukens CT, Dodrill PCohen SSDelaney ALFeuling MBNoel RJGisel EKenzer AKessler DBKraus de Camargo OBrowne JPhalen JA. Pediatric Feeding Disorder: Consensus Definition and Conceptual Framework. J Pediatr Gastroenterol Nutr. 2019 Jan; 68(1): 124-129. doi: 10.1097/MPG.0000000000002188

 

ABSTRACT

 

I disordini alimentari in pediatria (PFD) mancano di una definizione universalmente accettata.  I disordini alimentari richiedono una valutazione e un trattamento completi da parte di un’equipe formata da professionisti provenienti da quattro settori complementari e strettamente correlati tra loro (medici, psicosociali e quelli basati sulle competenze alimentari e sulle complicanze nutrizionali associate).

I precedenti paradigmi diagnostici hanno, tuttavia, tipicamente definito i disordini alimentari dal punto di vista di una singola disciplina professionale e non riescono a individuare i limiti funzionali associati, che sono fondamentali per pianificare interventi adeguati e migliorare la qualità della vita. 

Utilizzando il quadro concettuale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, la Classificazione Internazionale di Funzionamento, Disabilità e Salute (ICF), viene proposto un termine diagnostico unificante, Pediatric Feeding Disorder (PFD), definito come la compromissione dell’assunzione orale di cibo non adeguata all'età ed associata a disfunzioni mediche, nutrizionali, di capacità di alimentazione e/o psicosociali. 

Incorporando le limitazioni funzionali associate, i criteri diagnostici proposti per i PFD dovrebbero consentire ai professionisti e ai ricercatori di caratterizzare meglio le esigenze di popolazioni eterogenee di pazienti, facilitare l'inclusione di tutte le discipline rilevanti per la pianificazione del trattamento e promuovere l'uso di una terminologia comune, precisa e necessaria per migliorare la pratica clinica, la ricerca e la politica sanitaria.

 

CONSEGUENZE PRATICHE SUL PIANO CLINICO

Le patologie gastroenteriche e nutrizionali dei bambini con disabilità neurologica e lo loro conseguenze costituiscono un problema individuato da tempo e descritto in letteratura, ma di difficile gestione nella pratica clinica. Il feeding è un processo complesso, che richiede l’interazione e la coordinazione del sistema nervoso centrale e periferico, dei meccanismi orofaringei, del sistema cardiorespiratorio e del tratto gastroenterico, con il supporto delle strutture cranio-faciali e del sistema muscoloscheletrico.

La disfagia, la malnutrizione, le malattie respiratorie ricorrenti, ma anche la malattia da reflusso gastroesofageo e la food aversion si accompagnano alle disabilità neurologiche con una frequenza molto elevata e incidono in maniera significativa sulla qualità di vita del bambino e della sua famiglia.

Basti pensare che il 25% dei bambini presenta una difficoltà di alimentazione nel primo anno di vita e ben l’80% dei bambini con disabilità neurologiche (paralisi cerebrale infantile e altre patologie neurologiche, neurocomportamentali e/o neuromuscolari) presenta turbe alimentari, deficit nutrizionali e ritardi di crescita.

A questi si associano i nati pretermine e i neonati ricoverati nelle terapie intensive neonatali che, anche senza sequele neurologiche, dopo essere stati a lungo alimentati o ventilati artificialmente, presentano gradi variabili di disfagia nel corso della prima infanzia. In effetti, le normali tappe dello sviluppo neurologico, che portano alla coordinazione della suzione con la masticazione, la deglutizione e la respirazione, sono state in qualche modo interrotte o ritardate e le conseguenze di questa interferenza si rendono evidenti anche nei successivi passaggi legati all’alimentazione, trasformandosi talvolta in difficoltà.

Pertanto, tutti i professionisti sanitari che gravitano attorno al bambino, fisioterapisti compresi, non possono non tenere conto della rilevanza di questa problematica. Riconoscere precocemente queste condizioni diventa fondamentale, quindi, non solo per prevenire l’instaurarsi di un disturbo alimentare o di una carenza nutrizionale, ma anche per mantenere una funzione e una partecipazione adeguate, compatibilmente con le condizioni patologiche di base.

Gli autori del consensus hanno considerato i disordini alimentari non come una competenza esclusivamente medica o psichiatrica (come previsto dalle precedenti classificazioni), bensì hanno riconosciuto che il bambino e la famiglia costituiscono una triade complessa, che necessita di una presa in carico globale, da parte di un team interdisciplinare composto da professionisti esperti e con ruoli ben definiti.

Dallo studio emerge la necessità di considerare tutti i fattori che influiscono sulle difficoltà alimentari dei bambini e le loro conseguenze, e di prevedere una presa in carico globale e altamente specialistica che possa convergere su un aspetto fondamentale, seppur talvolta trascurato, delle condizioni alimentari e nutrizionali di questi bambini, che hanno spesso patologie molto diverse tra loro per natura, gravità e potenziale evolutività.

Il documento sottolinea come i bisogni di questi pazienti debbano, ove possibile, essere riconosciuti precocemente, valutati adeguatamente ed avviati a un trattamento strettamente individuale, orientato ad obiettivi realistici e misurabili. A questo proposito, sono inserite in appendice schede in cui vengono schematizzate le condizioni associate ai PFD e le disfunzioni in termini di attività e partecipazione, così come previsto dall’ICF, oltre all’elenco degli specialisti che dovrebbero costituire il team multidisciplinare che si occupa della presa in carico dei bambini con PFD.

 

CRITICITA’ E LIMITI DELLO STUDIO

I criteri diagnostici proposti dal Consensus permettono di inquadrare i disordini del feeding all’interno della Classificazione Internazionale di Funzionamento, Disabilità e Salute, rendendoli fruibili a tutti i professionisti dell’area sanitaria ma, allo stesso tempo, di includere nelle quattro macro-aree ambiti di interesse molto diversi tra loro, che sarebbe, come suggerito, sempre auspicabile considerare e valutare. Pertanto, l’obiettivo tanto atteso di uniformare la terminologia, al fine di utilizzare un linguaggio universale comune tra professionisti, rischia di rimanere circoscritto ad aspetti puramente teorici e difficilmente riproducibile in ambito clinico.

 

AUSPICABILI SVILUPPI FUTURI RELATIVI AL TEMA TRATTATO NELL’ARTICOLO

Il tema dei disordini alimentari in età pediatrica, alla luce di quanto emerso da questo Consensus, non può più essere considerato come non prioritario nella presa in carico di un bambino nato pretermine o con disabilità neurologiche più o meno gravi e, tanto meno, affidato esclusivamente a logopedisti e medici specialisti. E’ fondamentale riconoscere il ruolo degli specialisti, ma è altrettanto importante affrontare tale problematica in un team formato da professionisti sanitari esperti, che parlino la stessa lingua e che lavorino su obiettivi comuni, al fine di garantire il meglio al bambino e alla sua famiglia.

Gli stessi fisioterapisti dell’area pediatrica che, quotidianamente, affrontano le disabilità neuroevolutive o che lavorano nelle Terapie Intensive Neonatali o negli ambulatori di follow-up, dovrebbero approfondire la tematica, in un’ottica di collaborazione, non per sostituirsi agli altri professionisti sanitari, bensì per sostenere il sistema bambino-famiglia e favorire la funzione e la partecipazione, anche mediante la scelta di ausili adeguati alle finalità concordate.

Sarebbe quindi utile che tali esperienze di intervento integrato diventassero oggetto di ricerca, uscendo dall’ambito della comune pratica clinica.

 

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