18/08/2018 - Muscolo-scheletrico
Carla Vanti

Vaiciene G, Berskiene K, Slapsinskaite A, Mauriciene V, Razon S. Not only static: Stabilization manoeuvres in dynamic exercises - A pilot study. PLoS One. 2018 Aug 8;13(8):e0201017.

ABSTRACT

Questo studio ha indagato le caratteristiche dell’attività elettrica dei muscoli del tronco in giovani adulti, durante l’esecuzione di esercizi di rinforzo statici e dinamici per i muscoli del tronco, utilizzando diverse procedure di stabilizzazione lombare. Venti giovani adulti (Età media = 25.5 SD = 2.91) hanno partecipato a questo studio. Tra questi 20, 11 soggetti (5 maschi e 6 femmine) non avevano riferito alcuna storia di dolore e 9 soggetti (5 maschi e 4 femmine) avevano riferito dolore lombare (LBP) negli ultimi 3 mesi. I soggetti hanno effettuato procedure di stabilizzazione lombare (abdominal bracing (AB) e abdominal hollowing (AH)) insieme ad esercizi di rinforzo statici e dinamici per i muscoli addominali (plank, side-bridges e curl-ups). L’apparecchio elettromiografico a 12 canali Noraxon Telemyo (Noraxon USA, Inc.) è stato utilizzato per registrare i dati EMG dai muscoli retto addominale (RA), obliqui esterni (EO), obliqui interni (IO) ed erettori spinali (ES). Durante esercizi statici, come l’esercizio di side-bridge, è stata registrata un’attività elettrica muscolare significativamente più alta del RA con la procedura AB, sia sul lato destro che sul lato sinistro (rispettivamente, Z = -2.17; p = 0.03; Z = 3.40; p = 0.001). Durante esercizi dinamici, come l’esercizio di curl-up nel corso della fase di sollevamento, il valore mediano dell’attività muscolare del RA è stato significativamente più alto con la procedura AB rispetto alla procedura AH (Z = -2.315; p = 0.021). Il valore mediano dell’attività dei muscoli IO è stato significativamente più alto con la procedura AH rispetto alla procedura AB (Z = -3.230; p = 0.001).I nostri risultati indicano che nonostante i muscoli superficiali siano più attivati con esercizi abbinati alla procedura AB, i muscoli addominali profondi sono più attivati negli esercizi abbinati alla procedura AH. Questi risultati possono essere d’aiuto ai clinici nel progettare interventi per integrare procedure AH, allo scopo di migliorare le persone con instabilità lombare.

CONSEGUENZE PRATICHE SUL PIANO CLINICO

La cosiddetta “instabilità lombare” e la scelta dei migliori esercizi volti al trattamento di questo sottogruppo diagnostico sono stati oggetto di svariati studi già da oltre 20 anni. La riduzione della fisiologica capacità del sistema di stabilizzazione a controllare la zona neutra vertebrale è correlata a dolore e disabilità e molti autori hanno proposto procedure di trattamento volte all’attivazione dei muscoli che compongono la cosiddetta “core stability”. Nonostante esista un consenso per la definizione di core stability (“la capacità di raggiungere e mantenere il controllo del tronco a riposo e durante movimenti precisi”) e per l’individuazione delle sue componenti (muscoli e controllo neuromuscolare e, più specificamente, trasverso addominale, obliquo interno, obliquo esterno, retto addominale, multifido e pavimento pelvico), non esiste alcun consenso sulla valutazione e il trattamento della core stability.

Le due procedure di trattamento più utilizzate per attivare i muscoli della core stability sono l’abdominal hollowing (AH) e l’abdominal bracing (AB). La procedura AH consiste nel far rientrare la parte inferiore dell’addome, tirando l’addome verso l’interno, in direzione delle vertebre, mentre si mantiene la posizione neutra del rachide lombare. La procedura AB è invece una co-contrazione dei muscoli addominali e spinali, senza specifica attenzione alla parete addominale.

I fautori del primo approccio sottolineano come la procedura AH sia più specifica per l’attivazione dei muscoli profondi; i fautori del secondo approccio ritengono invece preferibile allenare tutto l’insieme della muscolatura, anteriore e posteriore, senza focalizzarsi particolarmente su alcun muscolo.

Gli studi precedenti avevano indagato le attività muscolari soprattutto in procedure statiche (ad esempio durante l’esecuzione dei cosiddetti esercizi del “ponte”: supine, prone e side bridge), ma sono scarsi i lavori sull’effetto di procedure dinamiche nell’attivazione dei muscoli del tronco.

Questo studio pilota si prefigge di colmare tale vuoto e di misurare l’attività elettromiografica in 3 momenti: durante il movimento occorrente per raggiungere la posizione, durante il mantenimento della posizione e durante il movimento di ritorno alla posizione di partenza. Il campione è composto da giovani adulti, a cui è stato richiesto di effettuare tre procedure: plank (ponte in posizione prona in appoggio agli avambracci e alle ginocchia), side-bridge (ponte in decubito laterale, in appoggio ad avambraccio e ginocchio sottostante) e curl-up (sollevamento di capo e spalle in posizione supina, con le mani incrociate dietro la testa).

I risultati dello studio hanno mostrato che per attivare prevalentemente i muscoli superficiali, come il RA, la procedura AB è preferibile, mentre l’attivazione dei muscoli profondi avviene soprattutto mediante la procedura AH, quindi tramite il ben noto esercizio proposto fin dagli anni ’90 dalla scuola australiana dell’Università del Queensland. In particolare, la massima attività del RA è stata misurata nell’esercizio plank+AB e nella fase di sollevamento del curl-up+AB, la massima attività del EO è stata misurata durante l’esercizio plank+AB e la massima attività del IO è stata misurata nel side-bridge+AH e nella fase di sollevamento del curl-up+AH. I risultati non differivano tra soggetti asintomatici e soggetti che avevano riferito alla raccolta anamnestica dolore lombare entro i tre mesi.

Le tre procedure indagate in questo studio fanno parte della comune pratica clinica e sono utilizzate sia a scopo valutativo (attraverso la misurazione dei secondi di mantenimento della posizione statica), sia a scopo terapeutico, per allenare i muscoli della core stability. Questi risultati hanno quindi una facile applicabilità nel contesto clinico, quando si voglia scegliere un esercizio mirato al recupero di componenti specifiche della core stability.

CRITICITA’ E LIMITI DELLO STUDIO

Questo studio presenta svariati limiti: anzitutto la ridotta numerosità del campione (20 soggetti) e il fatto che siano stati utilizzati elettrodi di superficie, anziché intramuscolari. Quest’ultima scelta è stata obbligata, visto il disegno dello studio, ma non ha consentito di separare la registrazione di obliquo interno e trasverso addominale. Inoltre, non sono state registrate elettromiograficamente l’attività del multifido e dei muscoli del pavimento pelvico.

Per quanto concerne la validità esterna dello studio, va ricordato che alcune procedure sono state modificate rispetto alla loro consueta applicazione, in particolare gli esercizi “plank” e “side-bridge” sono stati effettuati in appoggio sulle ginocchia, anziché sui piedi. Infine, non sappiamo se i risultati saranno riprodotti su soggetti di età più avanzata rispetto ai giovani adulti.

AUSPICABILI SVILUPPI FUTURI RELATIVI AL TEMA TRATTATO NELL’ARTICOLO

Questo lavoro dà lo spunto per indagini future, che potrebbero replicare in parte la metodologia adottata, ma aumentando il tempo di mantenimento della posizione rispetto ai 5 secondi dello studio, per poter ottenere risultati più vicini alla consueta pratica clinica. Infatti, il mantenimento della posizione con contrazione isometrica è ritenuto fondamentale per l’ottimale allenamento dei muscoli profondi, e 5 secondi di mantenimento sono un tempo decisamente breve per questo scopo.

Inoltre, sarebbe interessante studiare se con la ripetizione dell’esercizio si modificano in parte i risultati dell’attivazione elettromiografica.

Sarebbe opportuno, infine, indagare anche l’attività dei muscoli estensori durante l’esercizio di curl-up, rilevamento che è stato impossibile in questo studio, data la metodologia adottata.

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